La catechesi del Buon Pastore è il risultato di un lungo periodo di attenta osservazione dei bambini da parte di Sofia Cavalletti e della maestra montessoriana, Gianna Gobbi, a Roma. E' iniziato tutto quasi per caso, senza avviso o pianificazione, il modo in cui Dio viene così spesso nella nostra vita. Nel 1954 Sofia era una studiosa di Scrittura ebraica, comoda nel suo ruolo nel mondo accademico, quando una madre le chiese di dare qualche istruzione religiosa a suo figlio. In un primo momento Sofia rifiuta, dicendo che non sapeva nulla di bambini. La madre insistette e alla fine, Sofia acconsentì. Questa esperienza con un settenne ha cambiato tutta la sua vita Vide in quel bambino e in numerosi altri bambini un modo di essere in presenza di Dio che è unico per il bambino e un dono per l'adulto che si ferma abbastanza a lungo da osservare .Forse è perché Sofia è andata incontro al bambino senza idee preconcette su ciò che dovrebbe accadere che il bambino ha risposto con tanta gioia. Certo la sua formazione in Scrittura ha reso possibile il suo parlare di Dio in un modo che il bambino si apriva e si entusiasmava Da quel giorno ad oggi Sofia e Gianna ci ricordano costantemente di guardare al bambino per quel segno di una vita profondamente religiosa - la gioia - e di chiederci sempre : "Quale volto di Dio è quello che lui o lei ci dice che ha bisogno di vedere? "
La catechesi del Buon Pastore è cresciuta e la diffusione è stupefacente. Secondo le ultime stime, si è diffusa in 37 paesi: Australia, Austria, Argentina, Bolivia, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Croazia, Ecuador, Inghilterra, Francia, Germania, Guatemala, Haiti, Honduras, Irlanda, Italia, Giappone, Kenya, Messico , Nuova Zelanda, Norvegia, Pakistan, Panama, Perù, Polonia, Porto Rico, Serbia / Bosnia, Slovenia, Sud Africa, Tanzania, Uganda, Uruguay, Stati Uniti e Venezuela.
Negli Stati Uniti d'America
Oggi abbiamo un ufficio nazionale di Oak Park, Illinois, 1300 membri, e circa 80 corsi di formazione per gli adulti. Ci sono oltre 130 leader di formazione che
offrono questi corsi. Abbiamo ancora un consiglio eletto da cinque membri, ma ora abbiamo anche uno staff di sette: un direttore nazionale, un direttore di formazione, un amministratore, un
direttore di sviluppo, e dei coordinatori di materiali e risorse, corsi e CGS in lingua spagnola.
Negli Stati Uniti ci sono oltre 1.000 atri (che siamo a conoscenza) in Cattolica e le impostazioni episcopale, così come in diverse altre chiese cristiane.
DAL CATECHISMO ALLA CATECHESI
Fra catechismo e catechesi, come ben sapete, c’è un abisso. Nel primo è l’adulto che “sa” e cerca di “insegnare” quello che “sa” ed eventualmente anche di controllare se i discenti hanno “imparato”. Come a scuola. Ma la catechesi è una “scuola” molto particolare, perché in essa c’è un solo Maestro: Cristo, che fra l’altro ha detto: “La mia dottrina non è mia, ma di chi mi ha mandato”.
Catechesi significa “far risuonare”, e quindi la catechesi presuppone che ognuno tenda l’orecchio a quella “voce” che è simile a quella che il profeta Elia udì, dopo il fracasso della tempesta, dell’uragano e del terremoto, e che era “una voce silenziosa e tenue”. Se volessi esprimermi graficamente, direi che nel catechismo c’è un adulto molto grande e un bambino molto piccolo e fra di essi un piccolo libro. Nella catechesi invece adulto e bambino sono diversi solo corporalmente, e fra i due c’è un Libro tanto grande.
Quello che vorrei qui raccontarvi successe nel 1943. La guerra infuriava in tutto il Paese e molta gente lasciava la propria casa e il proprio paese, per arrivare in qualche città, che si ritenesse più sicura. Erano gli “sfollati”. Fra gli sfollati c’era una famiglia N. del sud, con cui entrai in contatto perché facevo parte della Associazione Vincenziana, che aiutava i più bisognosi. In quella famiglia c’era una figlia, ventenne, Irma, che mi disse che non aveva fatto la prima Comunione. Le dissi che avrei potuto aiutarla e lei accettò. Quindi tornai da Irma …con il catechismo!
Irma aveva trovato lavoro in una fabbrica di mattoni; nella pausa del lavoro prendeva il catechismo e cercava di “impararlo”. Era evidente lo sforzo che questo le costava, e nello stesso tempo non meno evidente era il pieno insuccesso dell’impresa. L’insuccesso era così completo che misi da parte il catechismo e andai da Irma con il Vangelo. Forse leggemmo il passo di Matteo cap 6,25 ss. su i fiori del campo che non tessono e gli uccelli che non seminano; non ne sono sicura, ma sono sicura che mentre leggevamo gli occhi di Irma brillavano di lacrime di commozione.
Non sapevo allora che con Irma avevamo vissuto il passaggio dal catechismo alla catechesi.
Per associazione di idee, vorrei qui soltanto ricordare quello che molto probabilmente già sapete e che avvenne a Via degli Orsini nel marzo 1954. Si tratta di altri due occhi che si riempirono di lacrime, quelli di Paolo P., che, venuto alla prima riunione di quella che sarebbe diventata la catechesi del buon Pastore, aveva detto che non intendeva tornare, perché quello era il suo unico giorno libero e voleva averlo libero. Era la prima volta che ci radunavamo con il primo gruppo in assoluto di (cinque) bambini; nella stanza in cui erano stati ricevuti non c’era niente che fosse alla loro portata e che comunque potesse interessarli. Ma c’era la Bibbia. Leggemmo il primo racconto della creazione in Genesi cap 1. Quando, dopo due ore, vennero a chiamare i bambini perché le mamme li stavano aspettando per andare a casa, gli occhi di Paolo si riempirono di lacrime. Inutile dire che Paolo tornò non solo alle riunioni che seguirono, ma anche negli anni seguenti. Quegli occhi pieni di lacrime hanno indirizzato la vita di Gianna e la mia e sono alle origini della catechesi del buon Pastore.
E’ molto bello, guardando in prospettiva a cose tanto lontane nel tempo, rendersi conto che già i primi passi di quella catechesi per cui siete qui riunite erano guidati dalla forza della Parola e dalla gioia che da essa scaturisce.
Sofia