Il catechismo nella parrocchia si affida al metodo del Buon Pastore.
La “Catechesi del buon Pastore” è un metodo per l’educazione religiosa che si basa sulla Bibbia, sulla Liturgia e sui principi montessoriani.
Il principio fondamentale di questa metodologia è che il bambino, già dalla tenera età, è dotato di un potenziale religioso. Tale capacità gli è connaturale e si
sviluppa solo se adeguatamente alimentata, tale processo nel suo divenire richiama certamente alla mente l’immagine evangelica del granello di senape che si sviluppa in un albero (Mt
13,31-32).
Tuttavia l’eredità della Montessori, antesignana in campo di educazione religiosa, e la metodologia del “buon Pastore”, incontrano oggi ancora grandi difficoltà ad
essere accolti nel nostro paese.
Maria Montessori dice del bambino che è un “embrione spirituale” pronto a svolgersi spontaneamente a spese dell’ambiente3, gli studi antropologici che ha condotto
hanno dato una spinta notevole a chi, seguendo la sua impostazione metodologica e le sue intuizioni circa “la presenza di un istinto religioso nel bambino”, si è dedicato dopo la sua scomparsa
all’educazione religiosa.
È stata, infatti, la sperimentazione in campo di Sofia Cavalletti, Gianna Gobbi ed altri, che ha dimostrato che sono insiti alla natura del bambino dei bisogni
spirituali che, come le sensazioni di sete e di fame, come il bisogno d’amare ed essere amato, di conoscere, hanno la necessità di essere soddisfatti. Questi bisogni inoltre orientano il bambino
verso l’annuncio della fede a cui sente di dover e poter rispondere con gioia.
Il materiale costruito sui principi della didattica montessoriana, messo a punto in un’esperienza di cinquant’anni, aiuta il bambino nell’incontro con
Dio.
Dio per il bambino non è un concetto astratto, ma è colui che lo conosce profondamente e lo vuole incontrare in un modo tutto speciale nel Cristo “buon Pastore”,
“Alfa e Omega” della creazione, che tutto ricapitola a sé, come dicono i bambini “chiama a sé”.
La figura dell’educatore all’interno della didattica montessoriana, quindi nel metodo del “buon Pastore”, assume un ruolo diverso da quello solitamente
attribuitogli, un ruolo che potremmo definire con il termine evangelico del “servo inutile”5 (CT n. 6).
1/ Il bambino, in particolare la sua vita religiosa, è al centro dell'interesse e dell'impegno del catechista del buon Pastore;
2/ A questo scopo fa sua la visione dell'essere umano di Maria Montessori, e quindi l'atteggiamento dell'adulto verso il bambino; prepara un ambiente che aiuti lo sviluppo della vita religiosa: l'atrio.
3/ L’ATRIO è la comunità in cui i BAMBINI, fin dai primissimi anni, vivono insieme con gli ADULTI un'esperienza religiosa
4/ La trasmissione del messaggio cristiano nell'atrio ha carattere celebrativo;
5/ I temi presentati sono quelli di cui i bambini dimostrano di saperne penetrare il messaggio in profondità e gioia; sono tratti dalla Bibbia (storia sacra in chiave tipologica) e dalla liturgia (preghiera e sacramenti), in quanto fonti fondamentali per creare e nutrire la vita cristiana a ogni livello di età, e in particolare per illuminare le esperienze vitali fondamentali del bambino.
6/ La Parola viene annunciata nel modo più rispettoso possibile del testo, perché le parole dell'adulto non si frappongano indebitamente fra Dio che parla e le sue creature, ma siano solo discreto servizio all'ascolto, in obbedienza alla parola del Vangelo: "Il mio insegnamento non è mio, ma di colui che mi ha mandato" (Gv 7, 16).
7/ Il catechista del buon Pastore non mescola nella catechesi altre tematiche che esulino dalla essenzialità e dalla specificità delle esigenze del lavoro con i bambini.
8/ Le riunioni settimanali durano almeno due ore, di cui una piccola parte è spesso dedicata all'esposizione di un tema da parte del catechista ela maggior parte all'attività personale del bambino.
9/ In sintonia con la Chiesa universale, la vita nell'atrio segue l'anno liturgico, e quindi i momenti forti sono quelli di Natale-Epifania e di Pasqua-Pentecoste.
10/ L'Eucarestia è il centro della vita dell'atrio a tutti i livelli di età, secondo le varie denominazioni delle Chiese cristiane.
11/ All' annuncio annuale della celebrazione della prima Comunione i bambini rispondono secondo il loro desiderio e la loro maturazione personale, che discernono con l'aiuto della famiglia, delle catechiste e del sacerdote.
12/ La celebrazione della prima Comunione è preceduta da un periodo intenso di preparazione, costituita da più incontri settimanali particolari, oltre quelli abituali, con i comunicandi.
13/ Il ritiro della prima Comunione dura almeno quattro giorni dalla mattina alla sera, durante i quali è essenziale:
14/ La celebrazione della prima Riconciliazione è solennemente collegata ai segni battesimali della veste candida e della luce e, quando ci fossero catecumeni, alla celebrazione del battesimo.
15/ Nel periodo di preparazione prossima alla prima Comunione si intensificano le riunioni periodiche con le famiglie.
16/ La catechesi continua negli anni seguenti la prima Comunione, riprendendo e allargando i temi già noti e presentandone altri adeguati alle nuove esigenze dell'età evolutiva.
17/ I bambini hanno a disposizione un MATERIALE che, attraverso l'attività personale, è di aiuto all'assorbimento in forma meditativa del tema presentato.
18/ Il materiale deve essere attraente, ma molto sobrio, strettamente aderente al tema che vuole presentare, senza abbellimenti superflui, che distrarrebbero dall'importanza e dall'essenzialità del tema stesso. Il materiale deve essere semplice, essenziale e povero, così da far risaltare maggiormente la ricchezza del contenuto.
19/ Lo stesso deve dirsi dell'atrio nel suo assieme. La catechesi del buon Pastore è realizzabile in qualsiasi ambiente sociale e culturale.
20/ Il materiale deve essere fedele ai modelli sperimentati in base alle esigenze del bambino, secondo le fasi dell'età evolutiva.
21/ Il materiale permette al catechista di occupare il posto che gli spetta: quello del "servo inutile" (Lc 17, 10). Questa espressione del Vangelo è intesa nel senso che l'adulto ha un compito e una funzione da assolvere, i cui risultati tuttavia superano di gran lunga quello che egli fa, perché l'unico Maestro è il Cristo.
22/ I catechisti lavorano in armonia e unità tra di loro, per mettersi in sintonia con il progetto di Dio sulla storia e con l'esigenza di unità espressa così fortemente nelle parabole del buon Pastore (Gv 10, 1 ss.) e della vera Vite (Gv 15, 1 ss.). Mettono generosamente al servizio di tutti le proprie capacità ed esperienze.
23/ L'atteggiamento dell'adulto deve essere improntato all'umiltà di fronte alle capacità del bambino, stabilendo con lui un corretto rapporto, che lo porti al rispetto della sua personalità e all'attesa del suo rivelarsi.
24/ Nei compiti del catechista rientra:
25/ Le ragioni per cui si richiede di fare il materiale con le proprie mani sono:
26/ Il lavoro con i bambini nell'atrio è il principale impegno del catechista del buon Pastore, impegno che tuttavia lo apre alla catechesi nel suo assieme, nella disponibilità a quei servizi che possano essere necessari.
27/ La catechesi del buon Pastore vuole aiutare gli adulti ad aprire gli occhi sulle ricchezze sconosciute del bambino, in particolare quelle religiose, perché siano attratti a mettersene al servizio e a imparare da lui.
28/ La catechesi del buon Pastore privilegia i valori spirituali dell'infanzia e vuole aiutare la formazione di una coscienza attenta alla costruzione della storia in giustizia e solidarietà.
29/ La catechesi del buon Pastore è aperta a tutti i cristiani di confessioni diverse e di impegno diverso nella Chiesa.
30/ La catechesi del buon Pastore offre i suoi servizi alla diocesi e pertanto lavora in comunione con il vescovo.
31/ Ogni atrio si avvale dell'aiuto di un sacerdote, che conosca i bambini in particolare nella loro dimensione religiosa, celebri con loro l'Eucarestia e il sacramento della Riconciliazione, ed operi in armonia con lo spirito della catechesi del buon Pastore.
32/ La catechesi del buon Pastore ha carattere sperimentale ed è aperta a sempre maggiori approfondimenti di fronte al mistero infinito di Dio e della sua alleanza cosmica con le creature.
(prima stesura a cura del gruppo romano, maggio 1993; 21 ottobre 1996 revisione con i membri del Consiglio internazionale e in base agli emendamenti proposti il 30 marzo 1995)