L’innamoramento è il livello più profondo di una relazione. E la relazione, come sappiamo, nel linguaggio biblico è l’alleanza. Vivere in alleanza non è altro che vivere in una relazione di amore. Tutta la sacra Scrittura è attraversata dal linguaggio dell’amore e dell’amore sponsale, fino alla sua ultima pagina: "Lo Spirito e la sposa dicono: Vieni"! (Ap 22,17).
Scopo della catechesi è quello di aiutare il bambino a riconoscersi come un essere chiamato a vivere in relazione con Dio, un essere creato e formato per essere partner di questa relazione così speciale quale è l’alleanza con Dio.
Scopo della catechesi è aiutare il bambino a scoprire chi egli è: la pecorella del Buon Pastore. E’ chiamato per nome a vivere in relazione con il Buon Pastore, una relazione che sappiamo bene come il bambino la scopre, come la gode, come la vive… Il bambino scopre il suo essere pecorella. E si stupisce.
Anche queste dimensioni: scoprire e stupirsi, sono specifiche di una condizione di innamoramento.
Si scopre qualcosa che si è cominciato a vivere. Accade sempre così nelle esperienze più profonde e vitali. Prima si vive e poi si comprende. Anche nell’amore si verifica questo. Non si pianifica, non si costruisce: la persona si sorprende innamorata.
Ora domandiamoci: chi prende l’iniziativa? Nel piano umano può essere uno qualunque dei partner. Con Dio non vi è dubbio: è Lui che la prende. Lo esprime bene Giovanni nella sua prima lettera: dopo aver proclamato che "Dio è amore" (1Gv 9,4,8), afferma: "Lui ci ha amati per primo" (1Gv 4,19).
Noi adulti molte volte siamo più preoccupati di verificare come corrispondiamo a questa iniziativa di amore, come la viviamo, quale è la nostra risposta… gli adulti molto spesso si concentrano più in se stessi, sono loro i più importanti…
Anche in questo caso – come è avvenuto con la parabola del Buon Pastore: sono stati i bambini che ci hanno fatto comprendere l’importanza di un versetto che quasi passava inosservato nella grande esegesi: "chiama per nome" – anche nel tema dell’innamoramento, sono i bambini a comprendere nel modo più esatto che è Dio colui che prende l’iniziativa. E’ Lui che ci ama per primo.
Un disegno di un bambino ci regala questa comprensione, che è la più giusta, e che per essere la più giusta è propria di "coloro che sono i piccoli nel Regno", ai quali il Regno appartiene.
Quello che è interessante notare del disegno, fatto da un bambino di 8 anni, Daniele, nel suo primo anno di III livello (dopo la prima comunione, volle disegnare i sacramenti che aveva già vissuto), è la successione dei sacramenti e il diverso modo di rappresentarli. Incominciò con la riconciliazione: notiamo il gesto dell’epiclesi del sacerdote e le parole che pronuncia: si tratta di ciò che è l’essenziale del sacramento.
Il viso di Daniele è sorridente.
Poi ha raffigurato la comunione: anche in questo caso ha colto l’essenziale e ha disegnato se stesso sorridente. Fino a qui si tratta di disegni, per dir così, abbastanza normali, sono descrittivi. In ultimo ha disegnato il suo battesimo. Qui tutto è diverso. Sembra come se, man mano che procedeva nel lavoro, Daniele si coinvolgesse sempre di più nel mistero che stava disegnando. Nella rappresentazione del battesimo sono scomparse le persone e tutto è "segno". Di Daniele è rimasto il nome nella candela piccola. Il sacerdote non c’è, ma c’è Gesù rappresentato dal Cero pasquale. E il Cero parla e dice: "Caro mio tralcio, ti do la mia luce". Mi sembra come se Daniele nel momento che disegnava ascoltasse nel profondo del suo essere queste parole. E’ stata una esperienza quella che lui ha disegnato: l’esperienza di sentirsi amato personalmente da Gesù. Daniele dovette rendersi conto di questo e questo ha disegnato. Ora, ciò che è interessante è che, ancora una volta, i bambini ci rivelano che la cosa più importante, la cosa principale nella relazione con Dio non è il nostro amore per Lui, ma il Suo per noi. Perché solo se ci sentiamo amati da Lui possiamo rispondere con lo stesso amore. E’ Lui che ama per primo. E la relazione è del tutto personale, del tu a tu. "Caro mio tralcio". E il dono – che è il dono dell’alleanza, perché nell’alleanza c’è sempre un dono – è lo stesso Signore: "Ti do la mia luce". Grazie Daniele, perché con questo disegno hai comunicato a noi adulti qualcosa che per i bambini è chiarissimo mentre per gli adulti in molti casi è difficile perfino crederlo. Cioè che siamo amati da Dio e che al centro dei sacramenti – che sono esperienze di vita e di vita in relazione con Dio – non ci stiamo noi, ma Dio. La cosa più importante non è come io amo Dio, ma se mi rendo conto, se faccio l’esperienza di Lui che mi ama.