3/ Il “bambino metafisico”, da S. Cavalletti, Il potenziale religioso del bambino. Descrizione di un'esperienza con bambini da 3 a 6 anni, Città Nuova, Roma,
2000, pp. 38-40
Tutto quanto abbiamo potuto osservare in questi anni, sia direttamente che attraverso collaboratori ed ex-allievi, ci fa pensare al bambino come a un essere
“metafisico” (l’espressione non è nostra), che si muove a suo agio nel mondo del trascendente, e gode – pago e sereno – nel contatto con Dio.
“Dio e il bambino se la intendono” era l’espressione abituale di Adele Costa Gnocchi, una delle prime collaboratrici di Maria Montessori.
Se volessimo azzardare una spiegazione di tutto ciò, potremmo forse dire che, essendo l’esperienza religiosa fondamentalmente un’esperienza d’amore, essa corrisponde
in particolar modo alla natura del bambino. Noi crediamo che il bambino abbia più di chiunque altro bisogno d’amore, perché è egli stesso ricco d’amore; il suo bisogno d’essere amato dipende non
tanto da una carenza che va riempita, ma da una ricchezza che cerca qualcosa che le corrisponda.
“L’atteggiamento religioso – osserva il Mencarelli – non è… una risposta esclusiva ad un bisogno. È la strutturazione di tutta la personalità in funzione della sua
relazione con Dio”. Ci sembra che una conferma a tale asserzione possa essere trovata nelle conclusioni a cui p. Alberoa Algarra è arrivato dopo un lungo periodo di osservazione nella Casa dei
Bambini “Adele Costa Gnocchi” (Roma), e cioè che un bambino, bloccato in qualsiasi aspetto del suo comportamento, troverà grandi difficoltà nell’essere coinvolto in una esperienza religiosa; egli
ha osservato che i bambini, a mano a mano che si “normalizzavano”, dimostravano maggiori interessi religiosi e si univano agli altri in manifestazioni di carattere religioso. Non è quindi nella
ricerca di una compensazione che il bambino si volge a Dio, ma per una profonda esigenza di natura. Il bambino ha bisogno di amore globale, infinito, tale che nessuno essere umano è in grado di
dargli. Nessun bambino – credo – è stato mai amato nella misura che avrebbe voluto e di cui avrebbe avuto bisogno. L’amore è per il bimbo più necessario del cibo; è stato
scientificamente provato. Nel contatto con Dio egli sperimenta un indefettibile amore. E nel contatto con Dio egli trova il nutrimento che il suo essere richiede e di cui ha bisogno, per
svilupparsi nell’armonia. Dio – che è amore – il bimbo, che chiede l’amore più del latte materno, s’incontrano quindi in una particolare corrispondenza di natura; e il bimbo,
nell’incontro con Dio, gode per la soddisfazione di un’esigenza profonda della sua persona, di una autentica esigenza di vita.
Nell’aiutare la vita religiosa del bambino, lungi dall’imporgli qualcosa che gli è estraneo, rispondiamo a una sua silenziosa richiesta: “Aiutami ad
avvicinarmi a Dio da me”.
4/ Brani da S. Cavalletti, Il potenziale religioso tra i 6 e i 12 anni. Descrizione di un'esperienza, Città Nuova, Roma, 1996
Le domande del “bambino metafisico” (da p. 21)«Chi è Dio?». «Dove stavo prima prima (cioè prima di nascere)?». «Come mai sono qui?». «Con
chi stava Dio prima (della creazione)? Stava con se stesso?». «Dove sta la nonna? (che è morta»). «Che cos’è la vita? A te piace la vita?».
La gioia, indice della vera crescita (da p. 22)
La gioia – dice la Montessori – è l’indice della crescenza interiore come l’aumento di peso è l’indice della crescenza del corpo.